
POST Google mi consiglia di diversificare gli argomenti, di utilizzare parole diverse per attrarre lettori.
Una personale politica, in aggiunta, mi obbliga a scrivere poco, ad essere sintetico.
Mi annoio davanti a post interminabili, perché dovrei propinarli a miei lettori?
Analytics può attendere, i consigli letterari pure, 20 visitatori in meno non incideranno sulla mia autostima, basterà borbottare qualcosa tra me e me e confrontarlo con una dichiarazione di Alemanno.
Mi sento un Nobel quando lo faccio, ve lo assicuro, è un toccasana, lo consiglio a tutti i lettori.
Mesi fa mi è stato chiesto da una redazione amica di scrivere un pezzo sul razzismo, una lezione semiseria sull’argomento.
Leggo la notizia di ieri, dell’uomo di origini indiane aggredito e arso vivo da più persone, presumibilmente da alcuni miei connazionali. Ascolto le dichiarazioni di Alemanno, la sua valutazione, la parola bullismo utilizzata al fine di non proferire quella "razzismo"; ricordo il pezzo.
Parlare, accusare i propri governanti di violenza è un atto coraggioso?
Siamo blogger, nulla di più, persone che scrivono piuttosto che conversare.
Non parlare di razzismo, coprirsi gli occhi, celare i fatti, difendere la propria idea di nazione al costo di acuire il rapporto con altre culture - mi si chiede - non è questo, invece, un atto vile?
Non ho mai usato questa parola, non mi si accusi di cose non dette!
Credo che connivenza e responsabilità politica siano parole più appropriate.
Vi lascio all’analisi, trascurabile, come sempre.
E’ piuttosto attuale, comunque, la consiglio a tutti quelli che credono che un mio borbottio - o il loro - sia migliore di un pensiero del sindaco di Roma o di un suo consimile.
ARTICOLO - GIRLPOWER
Si può essere ironici sul Razzismo, può una persona arrivare a questo? Certamente, la Satira non è altro che quell’Arte che disarma i luoghi comuni, sbatte in faccia ai potenti e ai benpensanti la loro ipocrisia, quale argomento migliore!
L’argomento di questo breve articolo è il Razzismo come avrete capito. Per quale motivo esso non dovrebbe essere l’oggetto di questa lezione semiseria, di questo breve pezzo, che satirico non è ma che condivide con l’Arte del dissacrare l’ironia? Le mie lettrici sanno che non mi prendo molto sul serio, non amo farlo o, perlomeno, non desidero che la gente se ne accorga; sono vile, anche se meno di altri fortunatamente. L’Italia sta subendo un’ondata di razzismo che va analizzata, magari col sorriso, una risata amara, e che certamente non può non essere discussa e “messa sotto il tappeto”. Non tutto può essere letto con metodo ovviamente, ha ragione chi vorrebbe interrompermi, lo so, provate voi, ad esempio, ad analizzare un Decreto Gelmini o un’intervista di D&G.
Ma il Razzismo ha una storia, teorie, pseudo-scienze, il Razzismo è un percorso, una chiave di lettura importante per capire un Paese, i suoi politici e gli intellettuali di una Nazione. Il Presidente del Senato, Schifani, al quale porgiamo i nostri saluti – puramente formali – ha dichiarato pochi giorni fa, con un’originalità pari ad un prodotto Made in China, che in Italia non esiste il problema, noi siamo buoni e solidali. Ho pensato subito a Vespa, Maria De Filippi e la Ventura, e mi sono chiesto: ma proprio tutti ?
Il Razzismo - su questo Schifani non ha torto - non fa parte, come per altri paesi,del Dna italiano. L'Italia è sempre stata famosa per il "volemose bene" ma anche, non dimentichiamolo, per il suo classismo. Esso infatti, che potremmo chiamare "razzismo di classe" - non di pelle o propriamente culturale - è insito nella società italiana. Tutti noi – ignoranti e non - pochi anni fa avremmo parlato volentieri con un giapponese (probabilmente benestante) mentre ci saremmo allontanati da un cinese ( presumibilmente con un tenore di vita minore del suo vicino orientale). Gli altri paesi, invece, hanno sempre affiancato, purtroppo, al classismo - allegramente, non si lasciavano mancare niente - il vecchio e sano razzismo. Mai una volta che l’Italia abbia qualcosa più degli altri, mai una volta! Ci stiamo lavorando, non disperate.
L'Italia, quindi, non ha un vero e proprio passato razzista o, se ne possiamo trovarne tracce, il suo peso è effettivamente marginale. Questa frase, tante volta detta da persone che non hanno mai letto nulla se non il catalogo di Postalmarket, non credo sia scorretta o facilmente opinabile. Il nostro paese, al contrario degli altri stati europei, non ha mai avuto delle teorie scientifiche di stampo razzista. Qualcuno si è avventurato a cercare di giustificare scientificamente la razza italica durante il ventennio fascista ma anche i camerati dotati di V elementare lo hanno deriso. Dopo qualche anno i più imbecilli hanno smesso di ridere, anche gli ebrei dobbiamo ricordare, ma non hanno mai aderito con totale convinzione.
Il razzismo ha visto in altri paesi, invece - in particolar modo la Francia nel 700' e il Regno Unito e la Germania nell' 800' , nei quali la scienza lo ha supportato - un'elaborazione, una solidità e problemi diversi da quelli italiani. Bisogna ricordare, però, che l'epoca della teorizzazione del razzismo è lontana e la superiorità del proprio gruppo rispetto all'altro, caratteristica fondamentale del nostro fenomeno, si nutre di molte cose, l'ignoranza e la paura per prime. Stupidi ignoranti e pericolosi politici – mi assumo le responsabilità delle mie parole - hanno impaurito gli italiani e la loro preparazione culturale, quella dei politici ovviamente, non offenderei mai i miei concittadini, è di gran lunga inferiore agli immigrati che entrano nel nostro Paese.
Il problema immigrazione esiste, non si spiegherebbero i dati delle carceri, le percentuali sfavorevoli certamente agli immigrati. Chi, per di più, vuole semplicemente negare questi dati, credendo di fare del bene, negare lo stesso problema immigrazione, peggiora la situazione. Sarebbe come affermare che lo stilista Cavalli è fine per nobilitarne lo stile, giustificare un proprio acquisto. Dì che ti piace, che ti fa sentire sexy ma non puoi dire che è fine! Un’analisi, una riflessione, la comprensione che sono gli aspetti sociali (povertà, disgregazione sociale, difficoltà, etichettatura…) e non la razza ad essere determinati, questi dovrebbero essere gli argomenti di quei politici che, ammettiamolo, si oppongono ai primi in modo decisamente inadatto.
La società del nostro paese aveva i suoi difetti ma era, tutto sommato, un bellissimo capo Made in Italy. Essa, però, è un tessuto labile, che andrebbe "lavato a Comperlana". Chi non lo capisce è una povera macchia, nera o rossa, fate voi. Il tessuto italiano, mi ripeto, uno dei migliori in passato, si sta sfilacciando. Un capo può essere rammendato ma gli strappi non devono essere troppo lunghi e, importante, i sarti devono essere capaci di fare il loro mestiere. Ridiamo, scherziamo, giochiamo a taglia e cuci, se volete, ma attenzione ai tagli; possono rovinarci per sempre.
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